Lungo la frontiera svizzera, un limbo per le persone migranti

↖ Rebbio, Italia (2024). Pranzo nella parrocchia di Rebbio.
↑ Rebbio, Italia (2024). Dal 2011, il parroco Della Valle si impegna a favore delle persone migranti nella regione di confine.
© Federica Bonalumi

 

Per le persone migranti, il confine tra Italia e Svizzera si discosta profondamente dall’immaginario ordinato e accogliente associato al Paese alpino. Qui, lungo una frontiera apparentemente invisibile, si sviluppa un sistema di controllo subdolo nei confronti di chi tenta di attraversarla: profilazione razziale sui treni provenienti dall’Italia, identificazioni mirate e respingimenti illeciti, che spesso impediscono un legittimo accesso alla procedura d’asilo.

Per moltə, il viaggio verso il Nord Europa si interrompe in Svizzera: una zona grigia fatta di attese incomprensibili e incertezze. Le norme europee, come il regolamento di Dublino, intrappolano di fatto migliaia di persone in un limbo giuridico da cui è difficile uscire. La frontiera diventa così un luogo sospeso, dove i diritti si assottigliano e l’esistenza si fa precaria e invisibile.

Anche quando entrano nel sistema di accoglienza svizzero, le persone richiedenti asilo vengono spesso collocate in centri lontani dalle città o in aree periferiche vicino alle autostrade. Questa netta separazione fisica tra persone migranti e cittadinanza riflette una precisa scelta politica: rendere il più possibile invisibile la loro presenza e limitare così le interazioni con le comunità locali.

Eppure, tra questi luoghi sospesi, emergono forme di resistenza. Reti di solidarietà composte da attivistə, volontarə e cittadinə si mobilitano tra Como e il Ticino per offrire un supporto concreto: cibo, riparo, orientamento legale, ma anche relazioni e ascolto. Pratiche quotidiane che sfidano l’indifferenza elvetica e provano a restituire dignità a chi resta bloccato ai margini.

 

↑ Chiasso, Svizzera (2024). La guardia di frontiera controlla ogni treno proveniente dall’Italia che entra a Chiasso.
© Federica Bonalumi

 

Il team

Pierluigi Bizzini • giornalista, FADA Collective

Federica Bonalumi • fotogiornalista

Anina Ritscher • giornalista, Selbstlaut Kollektiv

 

Come è nata l’inchiesta

Un articolo pubblicato da Altreconomia nel 2023 ha acceso l’attenzione di Pierluigi Bizzini sul tema delle migrazioni lungo i confini europei. Nonostante l’istituzione, negli anni Novanta, dello spazio Schengen - la più grande area di libera circolazione al mondo per lə cittadinə europeə - il continente continua a configurarsi come una fitta rete di frontiere per chi non gode del diritto alla mobilità all’interno dell’UE.

Tradizionalmente percepita come “neutrale” nelle relazioni geopolitiche, la Svizzera appare a prima vista distante dalle principali dinamiche migratorie. Tuttavia, un confronto con il collettivo R-esistiamo di Chiasso, comune svizzero del Canton Ticino, ha restituito un quadro ben più articolato. L’associazione, attiva sul territorio di confine, offre supporto alle persone migranti attraverso attività di assistenza, orientamento legale e accompagnamento, denunciando al contempo le criticità del sistema di accoglienza svizzero. Un sistema che, secondo lə attivistə, tende a confinare le persone in movimento in una condizione di stallo, spesso invisibile all’opinione pubblica.

Da questo confronto è nata l’idea di sviluppare un progetto cross-border, coinvolgendo la collega svizzera Anina Ritscher del Selbstlaut Kollektiv, con l’obiettivo di raccontare la storia da entrambi i lati del confine: quello italiano e quello svizzero. Nel corso dello sviluppo del progetto, si è unita anche Federica Bonalumi, giornalista, fotografa e filmmaker, membro della FADA Rete, che in passato ha lavorato lungo la rotta balcanica, con un focus particolare sull’area di Trieste.

 

↖ Chiasso, Svizzera (2024). Controlli alle frontiere alla stazione di Chiasso, in Canton Ticino: questo piccolo centro urbano è diventato il simbolo della politica migratoria svizzera.
↑ Chiasso, Svizzera (2024). Nel 2024 è stato inaugurato a Balerna un nuovo BAZ (Bundesasylzentrum), uno dei centri federali svizzeri per l’asilo in cui vengono accolte le persone richiedenti protezione nelle prime fasi della procedura. Il centro si trova tra binari ferroviari e campi.
© Federica Bonalumi

 

Dove si legge, guarda o ascolta

das Lamm, 24 giugno 2025

↗ Widerstand gegen Isolation im Ferienparadies

 

 

Chi ci ha sostenutə

JournaFONDS, 2024

 

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